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Flachi: “Il Viola Park è meraviglioso. Baiano e Batistuta i miei maestri”

L'intervista a Francesco Flachi, tra aneddoti, risate e rimpianti

Nella rubrica “Storie di Serie A” condotta da Alessandro Alciato per conto della Lega calcio, come avvenuto settimana scorsa per Barzagli, è stato intervistato oggi Francesco Flachi. Natìo di Firenze, Flachi ha iniziato la sua carriera calcistica in maglia viola salvo poi trasferirsi alla Sampdoria, squadra con cui ha scritto la storia. Purtroppo la carriera dell’attaccante fiorentino è stata condizionata dalla dipendenza alla cocaina e dalle conseguenti squalifiche. Di seguito qualche estratto dell’intervista a tinte viola.

L’infanzia di Flachi: “Io ho iniziato da piccolo a Firenze avendo il padre calciatore di Serie D. Gli andavo dietro, facevo gli allenamenti con lui e tutto il resto. A 8 anni ho iniziato a giocare per l’Isolotto, una squadra della periferia di Firenze, e a 12 anni sono passato alla Fiorentina dove ho fatto tutta la trafila delle giovanili, giocando spesso con i più grandi di età. Sono cresciuto in mezzo alla strada, giocando nelle piazze in mezzo alla gente, e questo ci ha forgiati a livello umano permettendo di approcciarci al calcio in modo diverso“.

Il motivo per cui è andato alla Fiorentina: “Verso i 12 anni mi chiamò Moggi a Napoli per un provino, e vidi Maradona per qualche giorno. All’epoca ancora non capivo l’importanza del giocatore, ma guardando indietro ho davvero un bel ricordo. Poter pranzare con gente come Crippa e De Napoli ti fa bene, ti fa immedesimare in loro e per un giovane è importante. Stavo firmando ma all’epoca ero piccolo, mia mamma si mise a piangere e allora andai alla Fiorentina, la squadra del mio cuore. Tifavo e tifo tuttora per la viola. Io sono cresciuto con Antognoni e Baggio, adesso i ragazzi non crescono con certi campioni“.

Il Viola Park: “Mio figlio gioca negli allievi, e Joe Barone mi ha invitato al Viola Park. È “spaventoso”, bellissimo. Gli ho detto che se alla mia età avessi avuto una struttura del genere allora avrei un pallone d’oro a casa: non sarei mai voluto uscire! Hai tutto, penseresti solo al calcio. È giusto che i giovani si immedesimino in certi ambienti“.

Il percorso alla Fiorentina: “Non è andata come speravo perché per me è sempre stato un gioco. Essendo fiorentino ero coccolato dalla gente, ma se avessi capito cosa fare avrei comprato una casa fuori città per pensare solo al calcio. La mia spensieratezza si trasportava in campo, era il mio estro a comandare. Quando ero in Primavera venni aggregato per la coppa anglo-italiana e andammo a Portsmouth, Ranieri mi ha messo nel secondo tempo e ho fatto gol e assist. Al ritorno a Firenze Ranieri ha detto espressamente di volermi in prima squadra. Poi essendo giovane, con le “regole” dell’epoca, all’inizio mi cambiavo da solo e la roba sporca non mi veniva lavata, dovevo portarla a casa“.

Il rapporto con Batistuta e Baiano: “Quando poi sono stato aggregato dal gruppo, nello spogliatoio mi misero accanto a Baiano e Batistuta, il mio maestro di vita. Mi rimproverava e mi faceva capire quando sbagliavo, dentro e fuori dal campo. Baiano invece è stato il mio maestro calcistico, gli ho rubato tutto quello che gli potevo rubare, studiavo i suoi movimenti, ed è grazie a lui se ho fatto qualcosa in carriera“.

Il numero 10: “Alla Fiorentina l’ho indossato poche volte. La prima fu durante l’esordio contro il Palermo. 15 giorni prima ero in Curva Fiesole, 15 giorni dopo ero in campo con la squadra del cuore. Feci una partita bellissima, con 3 assist, e da lì venne fuori “il ragazzo gioca bene”. Poi purtroppo venne Rui Costa – ride, ndr – e gliela dovetti lasciare. La 10 poi l’ho presa alla Samp ed è stata una grande responsabilità: era la maglia di Mancini, il mio idolo“.

Qualche aneddoto su Edmundo: “Ci sentiamo ancora, mi ha chiamato per l’ultimo dell’anno. Una volta durante un Fiorentina-Roma, allenava Trapattoni, venne sostituito e si arrabbiò tantissimo. Il lunedì il mister, parlando della partita, chiede scusa al brasiliano: non ce lo aspettavamo! Oppure un’altra volta, durante un allenamento, era intento a dribblare più e più volte, e quando il Trap lo ha richiamato lui rispose con un secco “stai zitto, vecchio!”. Silenzio totale. Se non fosse andato al carnevale avremmo vinto lo scudetto, ha sbagliato, doveva prendersi le sue responsabilità“.

 

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