In confronto ad altre società , in primis Juventus e Atalanta, la Fiorentina non è mai stata troppo brava a gestire i suoi giovani talenti. Quest’anno però sta invertendo la tendenza: tra i giovani che hanno esordito c’è un certo Pietro Comuzzo, terzino classe 2005. In un intervista pubblicata su Gianlucadimarzio.com, Comuzzo ha raccontato le fasi che lo hanno portato fino all’esordio in Serie A allo Stadio Maradona di Napoli.
L’ANNO SCORSO – “L’anno scorso è stato durissimo: a inizio anno è morta mia mamma. E’ stato molto difficile ma la mia famiglia è rimasta unita e siamo risuciti ad andare avanti. Poi mi sono tolto qualche soddisfazione, ho iniziato a giocare in Primavera e ho affrontato due finali, una di Coppa e una di campionato. Ora sono in Prima Squadra e sto cercando di farmi forza per migliorare sempre.”
ITALIA U19 – “Tra poche ore avremo una partita fondamentale in ottica qualificazione agli Europei. Contro la Svezia abbiamo due risultati su tre, ma la dobbiamo approcciare come sempre. Proveremo a essere più concreti rispetto alle partite precedenti, un gol ci permetterebbe di stare più tranquilli.”
ESORDIO IN SERIE A – “Quando Italiano mi ha detto di scaldarmi, avrò fatto un riscaldamento di trenta secondi, poi mi ha buttato subito nella mischia. Tra l’altro in quei pochi minuti abbiamo fatto anche il terzo gol. Ho realizzato dopo quanto sia stato incredibile esordire in uno stadio come il Maradona. Mio papà e mio fratello erano emozionatissimi, soprattutto dopo tutto quello che abbiamo passato.”
L’INIZIO CON IL FRATELLO – “All’inizio volevo fare il portiere come mio papà , poi sono diventato un difensore. Ho condiviso il percorso con mio fratello ed è stato ancora più bello: ci sfidavamo di continuo, dal giardino di casa al campetto. Siamo arrivati insieme alla Fiorentina, poi le strade si sono divise.”
ISPIRAZIONE – “Mi ispiro a Chiellini, come calciatore ma anche come uomo. Nel calcio moderno a Van Dijk. Mi reputo un calciatore abbastanza completo ma che non eccelle in nessuna caratteristica, devo migliorare in tutto.”
“SOLDATO” – Dai tempi dell’Italia u16 mi chiamano così per il mio modo di fare, il capello corto e la mia puntualità . Cerco sempre di essere preciso e attento. Per questo è nato il mio soprannome Soldato.”
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