Moise Kean è diventato in pochissimo tempo un leader a tutto tondo nel mondo Fiorentina, ridando lustro al ruolo del centravanti in maglia viola dopo tanto tempo. Direttamente dal ritiro della Nazionale ha rilasciato un’intervista al britannico The Athletic, che lo ha definito “Demolition Man”. Queste le sue parole.
Moise Kean si racconta tra ambizioni personali e di gruppo
“Da quando sono arrivato qui sono cambiate tante cose, in primis le mia prospettive. Firenze crede in me e lo ha fatto fin da subito, questo mi ha dato la spinta per migliorare e fare bene. È sempre stata una grande città di calcio, i tifosi ti prendono nel cuore e ci tengono alla maglia, ti danno tanto calore. Appena arrivato mi sono messo a guardare video di due idoli locali come Toni e Batistuta. Ero reduce da un anno non facile e per me è fondamentale dare tutto in questa stagione, non mi pongo limiti di alcun genere: voglio scendere in campo e segnare, quello che arriverà, arriverà.
Vincere la classifica marcatori? Perché no! Mi dà molta motivazione e la sfida tra me e Retegui, anche per una maglia in Nazionale, è fantastica. C’è bisogno di avere qualcuno in grado di spingerti a dare il meglio“.
Le esperienze all’estero con Everton e Paris Saint-Germain
“Non ho avuto esperienze brutte di nessun genere, nemmeno all’Everton, se non ci fossi andato non avrei imparato tante cose. Sicuramente sono stato un po’ sfortunato perché ero molto giovane e in quella stagione abbiamo cambiato anche 3 allenatori, per me era tutto nuovo e non sono riuscito a fare scintille come mi aspettavo. Vivere in Inghilterra è stato sicuramente particolare, ma mi ha fatto migliorare molto, evolvere. Quando non giocavo ho stretto i denti per dimostrare di che pasta ero fatto, come poi successo in Francia.
Da campioni come Mbappé e Neymar puoi solo che imparare, anche se credi di non esserne in grado. Mi hanno insegnato molto, ma così come altri giocatori come Marquinhos e Kimpembe, consapevoli che in Premier League non era andata bene per me. Persone fantastiche e di cuore che mi hanno aiutato e per me è fondamentale sentire tanto amore attorno – ribadisce ancora Kean”.
Gli anni alla Juventus
“Nonostante abbia 24 anni mi viene da dire ad alcuni miei compagni che in carriera ho già fatto tutto, non tanto nel gioco in sé ma nella vita. La Juventus mi ha preso dal niente e mi ha insegnato molta disciplina, prima ero “solo” un ragazzo di strada. Per me era più di una famiglia. Mi hanno buttato in prima squadra a 16 anni ed è stato un sogno“.
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