La Fiorentina di oggi è una squadra rinnovata rispetto al passato, cambiata nella forma e nelle idee. Una svolta di questo livello, però, non può essere totalmente radicale, ed è normale che questo processo sia accompagnato da delle figure di tramite che lo facilitino con il loro carisma e la loro leadership. Il simbolo di questa trasformazione è senza dubbio Dodô, sempre più leader tecnico e caratteriale della Viola.
Dall’infortunio alla rinascita
L’anno scorso Dodô era fermo ai box per un brutto infortunio al ginocchio patito a Udine che lo ha costretto a tornare in campo solo a marzo. Questo, insieme all’esplosione del giovane Kayode, sembrava aver bloccato il processo di crescita del laterale di Taubaté, che al primo anno di Fiorentina era subito diventato titolarissimo e protagonista del raggiungimento della prima delle 2 finali di Conference League. Oggi questi aloni di incertezza sono scomparsi del tutto, con il brasiliano che è tornato ad essere uno dei punti fermi dei gigliati, se non addirittura il principale.
Di questo va dato grande merito a Palladino, che appena arrivato a Firenze ha fatto capire subito di voler puntare tanto su Dodô, il quale ha ricambiato a suon di prestazioni di altissimo livello. Non è eresia considerare il numero 2 il migliore di questo inizio di stagione viola, lo testimoniano anche i numeri: l’ex Shakhtar Donetsk ha giocato tutte le 10 partite stagionali, in campionato 7 su 7 dal primo minuto nonostante la concorrenza di Kayode. Palladino può rinunciare a tutti fuorché Dodô.
Che giochi come quinto in una difesa a 3 o nel ruolo naturale di terzino destro, il brasiliano dà sfoggio della sua bravura tecnica, della sua bruciante rapidità nello scatto e dei suoi cross sempre precisi per la testa dei compagni. Una vera spina nel fianco per le difese avversarie, un maestro delle sovrapposizioni che però ha mostrato di essere cresciuto tantissimo in fase difensivo. E alle doti calcistiche si accompagnano anche quelle caratteriali. Anche se non indossa la fascia, Dodô è a tutti gli effetti un capitano per la Fiorentina, un leader, punto di riferimento per i compagni e per il mister che non ha paura di mostrare la propria personalità agli avversari. La Viola ha una “nuova” guida in lui.
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