Il tecnico della Fiorentina Vincenzo Italiano ha presentato la finale di Conference League di domani sera tra i suoi e l’Olympiacos nella conferenza stampa organizzata dall’UEFA. L’allenatore dei gigliati ha dato le sue impressioni sulla partita, analizzando vari temi a riguardo insieme a Giacomo Bonaventura e al capitano Cristiano Biraghi. Queste le sue dichiarazioni.
La differenza con la finale dell’anno scorso
“L’unico aspetto differente è che abbiamo già vissuto queste situazioni: l’attesa, le sensazioni, i giornalisti. Sono partita da 50/50 perché siamo due squadre forti. Dobbiamo giocare la partita nel modo in cui vanno affrontate le finali, abbiamo l’esperienza e la motivazione giusta. La sto vivendo con grande attesa: per noi è una sorta di rivincita e non è facile in un percorso europeo. Siamo stati bravissimi, ma ora dobbiamo fare di tutto per essere attenti e concentrati, dobbiamo giocare col fuoco dentro – concetto a cui Italiano tiene molto. Lo scorso anno, come dice “Biro”, l’epilogo non è stato bello, ma quest’anno metteremo dentro anche quella dose di amarezza per cambiare le cose. Gli avversari sono forti, ma ce la possiamo fare“.
L’importanza di Dodô per la squadra
“Dodô, da quando è rientrato, ha avuto un grande immpatto. Nessuno si aspettava di averlo subito in queste condizioni. Va forte e fornisce prestazioni di alto livello. All’inizio abbiamo provato a gestirlo, ma da quando è tornato si è espresso ad alti livelli, sta bene e anche a Bruges ha offerto una grande gara. Conosce questo tipo di partite e per noi è un’arma in più. Abbiamo anche Kayode e Faraoni, che ci ha dato una grande mano da quando è arrivato. A destra siamo messi molto bene“.
Come si motivano i ragazzi per domani
“Basta quello che ho sempre detto loro in questi 3 anni tra campo e centro sportivo: non dobbiamo perdere la nostra identità. Anzi, dobbiamo mostrare quel credo calcistico che ci ha permesso di giocarci una finale, con degli adattamenti per quella che sarà la partita di domani. Massimo senso del pericolo, massimo cinismo: anche un fallo laterale battuto bene può essere decisivo, conta il dettaglio nelle finali. Inoltre, ci vuole tanto furore agonistico: è una partita troppo importante e dobbiamo mettercela tutta“.
Il piano per fermare El Kaabi
“Abbiamo portato catene e lucchetti – Italiano ride, n.d.r. Ha grande autostima e fiducia perché ha fatto benissimo, lui come tutta la squadra. Hanno fatto prestazioni grandiose, battendo in semifinale una delle favorite per la vittoria della competizione. È pericoloso, sta bene e sappiamo essere un punto di forza dei nostri avversari, ma abbiamo studiato il modo per limitarlo. Se si scende in campo con la massima determinazione ce la si può fare, altrimenti uno come lui può metterci in difficoltà essendo così in fiducia“.
La partita ad Atene
“Il fatto che l’Olympiacos abbia già vinto qui non lo sapevo, è un’altra dimostrazione di forza. In campo però ci si dimentica di tutto e metà stadio sarà viola. Loro giocano “in casa”, ma quando l’arbitro fischia tutto passa in secondo piano. Sicuramente l’hanno preparata con più calma, ma quando si scende in campo vince solo chi ha più voglia e furore, questo determina chi gioisce e chi no. Noi ci siamo già passati, speriamo di avere la meglio questa volta“.
La discontinuità in campionato secondo Italiano
“Mi ero scordato del campionato da quanto sono concentrato, bisogna riavvolgere il nastro. La verità è che, vuoi o non vuoi, il percorso in Europa ti toglie qualcosa, specialmente la Conference dato che si gioca di giovedì. Noi riusciamo a ruotare e avere gente fresca ma qualcosa la toglie ugualmente. La concentrazione che abbiamo avuto in Europa ci è mancata in campionato ma non penso che abbiamo fatto così male in Serie A, ci siamo sempre qualificati in Europa, facendo anche due finali. Non è facile. In Conference riuscivamo a trovare strategie diverse nelle sfide di ritorno, a presentarci in maniera corretta, e questo ci ha permesso di raggiungere certi risultati. Il nostro cammino tra Serie A, Coppa Italia, Conference League e Supercoppa è più che positivo. Quando sono arrivato alla Fiorentina per me era impensabile arrivare a giocare subito queste partite, e ora vogliamo raggiungere questa benedetta gioia. Il campionato è finito, domani vogliamo fare una grande partita“.
Quanto è cambiata la sua Fiorentina negli anni
“In questi 3 anni è normale cambiare, siamo diversi da quando sono arrivato. Il mio sogno era arrivare in Europa con la Fiorentina e ci sono riuscito. Il mio bagaglio di conoscenze è cresciuto notevolmente, anche per aver disputato le varie finali. Insieme ai ragazzi abbiamo modificato tante cose in campo tra aspetti tecnici e tattici. Non mi sono fatto mancare niente, dai traguardi individuali e collettivi alle varie migliorie in campo. Non mi sento né cresciuto né cambiato, ma diverso, Quando hai questo parterre di calciatori importanti, nazionali, devi metterti a loro disposizione. Quando penso a Praga penso ad una partita preparata bene ma i cui dettagli non ci hanno permesso di gioire. Penso alle facce tristi dei ragazzi che non voglio rivedere domani. Dobbiamo giocare pensando che sia l’ultima partita: nessuno ti può garantire l’accesso alla finale, e dobbiamo giocare ogni palla come se fosse l’ultima della nostra carriera. Praga ha fatto male a me, a Jack, a Biro, a tutta Firenze, e vogliamo ribaltare questa situazione“.
Il commento sull’Olympiacos di Mendilibar e la situazione dei rigori
“Con l’arrivo del nuovo allenatore hanno trovato la quadra, è il terzo della stagione. Hanno iniziato a fare bene specialmente in Europa, dimostrandosi una squadra organizzata, che sa fare pressione e che ha giocatori esperti e di qualità, di talento. Se arrivi in finale vuol dire che sei una squadra di valore, la bravura che hanno messo in campo è la loro carta di identità – ha ribadito Italiano. Ci spaventa il loro entusiasmo. Dobbiamo essere bravi a far loro del male quando abbiamo la palla tra i piedi. I rigori li abbiamo provati perché può essere una possibilità. I miei hanno personalità, e anche se in campionato ne abbiamo sbagliato qualcuno i ragazzi hanno la capacità di essere freddi e concreti“.
Un fioretto in caso di vittoria di finale e le idee sul futuro
“Al fioretto non ci ho pensato, ho un ginocchio che non mi permette di fare determinate cose. Dopo 3 metri mi devo fermare. Al massimo mi inventerò qualcosa. Per il futuro il telefono è spento oppure ho il silenzioso, non mi interessa ascoltare niente. Ci siamo dovuti concentrare su partite importanti come quelle con Cagliari e Napoli, non voglio pensare ad altro. Nel calcio non ci sono certezze, dunque è giusto pensare a questa partita e basta“.
La chiusura del cerchio di Italiano?
“Secondo me abbiamo fatto un gran lavoro, ma dal momento in cui siamo qui dobbiamo aggiungere qualcosa a questo straordinario percorso fatto fin qui, fatto di record e soddisfazioni. Nessuno sa quale sarà il futuro, dunque domani dobbiamo fare di tutto per aggiungere questa ciliegina sulla torta“.
Rappresentare il paese intero per le 9 squadre in Europa
“Abbiamo anche responsabilità in più, sarebbe spettacolare. Non ho mai visto 9 squadre in Europa dello stesso campionato da quando seguo il calcio. Speriamo di dare questa gioia anche al Torino. Cercheremo di far ottenere al calcio italiano un’altra squadra in Europa“.
L’incontro con Commisso
“Il presidente è carico come sempre, a differenza mia non soffre i viaggi in aereo. È venuto con la moglie ed è sempre un piacere vederli. Appena atterrato ha fatto il discorso alla squadra, ed è sempre bello vedere la voglia che trasmette al gruppo. Qualche goccia di sudore va buttata per lui, per la sua famiglia e per quella di Joe Barone. Per quello che abbiamo vissuto questi ultimi mesi. Nessuno, specialmente lui, meritava di perdere un amico. Nello spogliatoio abbiamo una foto del presidente con Joe“.



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