Angelo Di Livio è una vera e propria bandiera in quel di Firenze. “Soldatino” ha militato 6 stagioni con la maglia della Fiorentina dal ’99 al 2005, vincendo una Coppa Italia e, soprattutto, contribuendo a riportare il club gigliato in Serie A dopo anni infernali, ovviamente con la fascia di capitano al braccio. Di Livio oggi è stato ospite ai microfoni di Radio Bruno e ha analizzato alcune tematiche concernenti il mondo Fiorentina.
Le parole di Di Livio: “Beltrán si sta rivelando una pedina utile nello scacchiere viola: giocando più indietro nel ruolo ibrido tra seconda punta e trequartista riesce a dare il meglio di sé, e poi davanti è arrivato Belotti. Gli esterni sono fondamentali nel gioco di Italiano e devono assolutamente ritrovare la condizione ideale, mi aspetto dunque che il mister e il suo staff intervengano affinché questo accada, essendo il momento più importante della stagione. A me Sottil piace davvero tanto: ha qualità, è veloce e salta l’uomo, ma non è concreto. Inoltre, poteva evitare il gesto col dito dopo il gol alla Salernitana: certe cose non si fanno, specialmente nel suo caso, e ci sta che qualcuno non glielo perdoni. Nico González lo preferisco a destra, Ikoné a sinistra può far bene e mi stuzzica l’idea di Castrovilli esterno alto. Lo può fare perché ha tanta qualità. Ho visto che ieri è tornato in campo con la Primavera“.
Gli elogi a Kayode: “È un talento, un ragazzo di grande prospettiva. Deve lavorare e crescere perché è un bel cavallo sulla fascia. Mi piace anche perché ha una faccia simpatica, ma ciò che conta è che può dare una grossa mano alla Fiorentina“.
Italiano e il momento attuale della squadra: “Quando un allenatore è nella stessa piazza da un po’ ci sta che si logorino certi rapporti, è normale. La società dovrà essere brava a capire se varrà la pena di cambiare, non ora ma a fine stagione. A Roma l’avvicendamento tra Mourinho e De Rossi ha dato una grande mano d’aiuto. La Fiorentina ha sprecato troppi punti, specialmente nell’anno nuovo così come anche contro il Torino quando doveva vincere e basta. Alla Viola manca la concretezza, ed averla è fondamentale“.



