Si può non essere soddisfatti per un pareggio in casa di un’avversaria per la qualificazione in Champions? Sì, anche se l’avversaria in questione è la Roma, il cui monte ingaggi è nettamente superiore a quello della Fiorentina. I viola, dopo lo svantaggio, hanno giocato una partita tenace, ma dopo il pareggio di Quarta non sono mai riusciti a creare pericoli dalle parti di Rui Patricio. Più passano le ore, più aumentano i rimpianti.
3 minuti per cambiare una partita: La sfida dell’Olimpico per la Fiorentina è cambiata nell’arco di 180 secondi. Prima la traversa colpita da Bonaventura, simbolo di una viola mai doma fino a quel momento, poi l’espulsione per doppio giallo a Zalewski e infine l’incornata vincente di Quarta, ormai vero e proprio goleador di questa squadra. Ma poi? L’inerzia della gara era dalla parte della Fiorentina, che sfruttando l’uomo in più e le ali dell’entusiasmo avrebbe potuto attaccare per portarsi avanti, ma invece non è mai riuscita a rendersi efficace. Il gol di Quarta doveva essere la spinta per un finale all’attacco ma si è trasformato nel punto conclusivo delle ambizioni viola, che da quel momento in poi hanno provato a farsi vedere solo con cross dalla trequarti e poco altro.
Non perseverare: Perché è “diabolico” come dice il proverbio. La Fiorentina gioca all’attacco ma deve imparare a fare male e a non specchiarsi troppo. La mezzora successiva al gol del centrale argentino è sembrata la fotocopia della partita contro la Juventus: tanto possesso palla, tanti cross ma nessuna limpida occasione da gol. Il dato è ancora più grave se si pensa che negli ultimi 10 minuti la Roma è rimasta addirittura in 9 per un rosso a Lukaku. Con questa superiorità numerica e con un attacco avversario privo dei suoi migliori giocatori –Dybala è uscito nel primo tempo – era lecito aspettarsi di più. Mister Italiano deve lavorare tanto su questo aspetto: si può attaccare in più modi.


