La Fiorentina non sta bene? Forse è troppo, e si rischierebbe di dare analisi affrettati dopo che dieci giorni fa si era urlato alla rinascita e ai meriti di Palladino di aver risollevato la situazione grigia di dicembre e gennaio. Sta di fatto, però, che ieri la Viola è parsa vicina al periodo no appena citato: partita forte, poi si è persa contro una squadra che, con tutto il dovuto rispetto per le qualità del Como, aveva collezionato zero punti nelle ultime tre difficili gare. Poco cambia, al netto delle difficoltà del calendario: della formazione allenata da Fàbregas si è detto di tutto nelle ultime settimane. Che fosse squadra specchiata nella propria bellezza, incline a buttare punti e durare solo un’ora, complice anche una pressione esagerata sin alla linea dell’area di rigore avversaria. Ieri il club lariano, in campo, ha cambiato atteggiamento e vinto la partita. Un qualcosa che può solo in parte lenire le grandi contestazioni emerse ieri al triplice fischio, in una città in cui l’equilibrio non è mai all’ordine del giorno.
Campale, sicuramente, il tema della mancanza di Moise Kean. L’unica altra volta che era successo in campionato era stato ben 108 giorni fa, quando era stata espugnata Genova con fatica. Decise Gosens, che curiosamente ieri aveva avuto un’altra chance abbastanza buona per sbloccarla. Un esempio esplicativo del match: tra palle gol importanti del primo tempo e il peso dell’attacco che i vari Zaniolo e Gudmundsson non hanno saputo sostenere in due periodi diversi della gara. I punti sono stati zero, come tutti sapranno. I dubbi sulla continuità di questa squadra, dopo ieri, sono invece molti di più.



Tra alti e bassi, troppi i bassi.