Cataldi, non più considerato a casa sua, è rinato sotto il Campanile di Giotto

Danilo Cataldi ha vissuto un’estate ai margini in quella che, al di là di come la sua vita evolverà, è e resta la sua casa. Il giocatore era convinto di rimanere, non si vedeva fuori dal Raccordo e ci teneva ad essere parte del nuovo ciclo di Baroni, anche a costo di non avere sempre minutaggio in campo. Le cose, però, sono andate diversamente, con buona pace dello stesso calciatore leva ’94. Alla fine, negli ultimi giorni di mercato, si è sbloccato il suo trasferimento dalla Lazio alla Fiorentina.

Il “metodista” del quartiere Ottavia, peraltro realtà con grande presenza di romanisti, si è saputo rilanciare in fretta, complice anche il cambio di vestito che Palladino ha deciso una sera di inizio ottobre in Conference League, passando alla linea difensiva a 4 e dando “potere” ad Adli in mezzo al campo. Uno ha escluso l’altro? No, anzi: in campo entrambi, calciatori con idee e piedi buoni, in grado di aiutare la squadra a garantire il dominio del gioco in diverse occasioni. Utili anche nella fase difensiva, sono poi i principali garanti del gioco offensivo, spesso sviluppato in verticale, complice anche un possesso di palla non sempre marcatissimo ma diventato enormemente più efficace rispetto al passato. A questo, non banale, si aggiungano i dividendi pagati in sede di gol: già 3 i gol in 9 gare di campionato, numeri che non aveva avuto, considerando il ristretto periodo di stagione preso in considerazione, nemmeno ai tempi della Serie B a Crotone.

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