La Fiorentina apre la sua avventura in Conference League con una vittoria per 2-0, ma il successo maturato contro un Sigma Olomouc non certo irresistibile non allontana le perplessità sulla qualità del gioco espresso. Al Franchi, davanti a uno stadio semi-deserto a causa di lavori e squalifiche, la squadra di mister Pioli ha faticato a imporsi, trovando la via del gol solo grazie a episodi isolati, più che a un’organizzazione efficace.
Il match, disputato in un’atmosfera spenta e priva dell’entusiasmo tipico delle grandi notti europee, ha visto un Sigma decimato dalle assenze e disposto con un prudente 5-4-1, deciso a limitare i danni. I viola hanno faticato a trovare spazi, nonostante i cambi nella formazione iniziale: in attacco Dzeko e Piccoli al posto di Gudmundsson e dello squalificato Kean, mentre a centrocampo sono partiti titolari Fagioli e Ndour.
Il primo squillo è arrivato al 26’, con Piccoli a segno su un’azione fortuita, che ha permesso di sbloccare il risultato. Il vantaggio non ha sperò sciolto la squadra: la manovra è rimasta lenta e prevedibile, priva di soluzioni offensive diverse dal cercare Piccoli con lanci filtranti. L’azione del raddoppio è arrivata solo al 95’, con Ndour a chiudere definitivamente i conti.
Pioli ha chiesto più grinta e determinazione, ma è evidente che il problema principale riguarda la mancanza di una direzione chiara nel gioco di squadra. L’impressione è che la Fiorentina stia ancora cercando una sua identità, tra cambi di formazione e rotazione di giocatori.
Ora l’attenzione si sposta sul campionato: la sfida contro la Roma sarà il primo vero banco di prova per valutare i progressi del gruppo. La vittoria contro il Sigma è un passo avanti sul piano del risultato, ma senza una struttura tattica solida, il cammino europeo potrebbe rivelarsi complicato.


