Dopo le dimissioni del 30 maggio scorso, rinunciando peraltro al contratto biennale, l’ex mister viola torna finalmente a parlare pubblicamente, tramite un’intervista a La Gazzetta dello Sport. Palladino tocca vari punti e, per la prima volta, parla pubblicamente anche dei motivi che l’hanno portato alle dimissioni da tecnico della Fiorentina: “Io intendo il calcio come un puzzle, tutti i pezzi si devono incastrare per funzionare. Sono orgoglioso del lavoro fatto a Firenze, ma non c’erano più le condizioni per andare avanti insieme. Idee e visioni troppo differenti“.
Le sensazioni dopo che la società aveva attivato la clausola per il prolungamento del suo contratto: “Me lo ricordo bene quel giorno. Sul momento mi aveva fatto piacere, ma ragionando poi a mente fredda, sentivo che restare non era più possibile. E questa sensazione me la portavo dentro da un po’“.
Il sospetto che ci fosse un altro club dietro, nei giorni successivi alle dimissioni, serpeggiava tra gli addetti ai lavori, ma Palladino spiega: “Non sono mai stato nella mia carriera legato a soldi e contratti. Non avevo nulla quando ho deciso di lasciare la Fiorentina e il tempo lo ha dimostrato. Anzi, per una settimana non ho nemmeno risposto ai messaggi“.
Un pensiero lo ha ricevuto anche dai suoi giocatori: “Tutti. Non se l’aspettavano, avevo parlato solo con il mio staff e poi direttamente con la società. Devo dirlo: le videochiamate e i messaggi dei ragazzi mi hanno fatto piangere. Con loro ho vissuto momenti belli e altri molto difficili, per questo si è creato qualcosa di speciale. Infatti ci sentiamo ancora oggi“.
Il percorso alla viola ha vissuto alti e bassi, ma l’ex viola tiene a parlare delle soddisfazioni: “Ne dico tre: le vittorie in casa contro Milan, Inter e Juventus. Serate indimenticabili per la città. E sì che abbiamo sempre giocato con quasi mezzo stadio chiuso per i lavori…“.
Tra le cose più brutte, ovviamente il ricordo di quanto successo ad Edoardo Bove: “Tra i momenti brutti, la paura per ciò che è successo a Edoardo Bove: “Uno choc. Rischiare di perdere per sempre un pezzo di noi è stato tremendo e in spogliatoio c’era chi non voleva manco più allenarsi. Per fortuna un miracolo ha salvato Edo, poi ci è voluto un lavoro psicologico delicato per ricominciare tutti insieme. E qui Bove è stato semplicemente fantastico: veniva al Viola Park, ci dava la carica, era sempre con noi. Per me è diventato come un fratellino“. Tornerà a giocare a calcio? “Lo spero davvero. Edo vive per il pallone e deve mettercela tutta per rientrare. Ma anche se non dovesse accadere, lui sa che un domani avrà un posto sicuro nel mio staff“.


