La Fiorentina prosegue nella sua fase di sperimentazione, ma i risultati tardano ad arrivare. Con il quarto cambio di modulo in altrettante partite, la gestione di mister Pioli sembra ancora priva di un’impronta definita. L’ultima scelta tattica, un 4-4-2 applicato soltanto in fase difensiva, ha evidenziato ulteriormente le difficoltà di un gruppo che fatica a trovare coesione, idee e fluidità di gioco.
Il Como, avversario di giornata, ha mostrato un’organizzazione e una consapevolezza che, ad oggi, la Fiorentina non può contrastare. Mentre il lavoro del mister appare ancora in fase embrionale, la sensazione è che il tecnico stia cercando una soluzione definitiva attraverso continui tentativi, senza riuscire a trovare un equilibrio stabile. Il frequente ricorso a cambi di modulo, l’ultimo in ordine cronologico appunto il 4-4-2, sembra rispondere più a un bisogno urgente di trovare risposte che a una strategia ponderata.
In campo, la mancanza di collegamenti tra i reparti è apparsa evidente. Piccoli e Kean, schierati in coppia offensiva, non hanno mai realmente combinato tra loro. L’attaccante ex Juventus, in particolare, sembra soffrire l’assenza di supporto che invece riceveva nella scorsa stagione, quando spesso riusciva a concretizzare le occasioni ricevute. Ora è ancora a secco e appare isolato, nonostante l’impegno e i tentativi di farsi spazio tra le linee avversarie.
Il piano iniziale prevedeva un pressing uomo su uomo per limitare gli spazi a centrocampo, con particolare attenzione a Sergi Roberto, Perrone e Nico Paz. L’intensità è durata solo una ventina di minuti, prima che il calo fisico costringesse la squadra a rifiatare. L’infortunio di Lamptey avrebbe potuto offrire l’occasione per un aggiustamento tattico, ma Pioli ha scelto di inserire il giovane Fortini, che ha mostrato segni di difficoltà giustificabili.
Dal punto di vista offensivo, la manovra si è basata su lanci lunghi e iniziative individuali. Il centrocampo, guidato da Nicolussi Caviglia, ha provato a prendere in mano le redini del gioco, ma la mancanza di connessioni tra i vari reparti ha impedito alla squadra di sviluppare trame efficaci. Il Como, al contrario, ha saputo leggere bene la partita, chiudendo gli spazi e aumentando la pressione nel corso dei minuti, fino a conquistare con merito la vittoria finale.
Nonostante Pioli abbia parlato del “miglior primo tempo” della sua nuova gestione, la realtà racconta di una Fiorentina ancora poco brillante, priva di automatismi e di una vera identità tattica. Il pressing iniziale ha illuso, ma nel complesso si è visto poco gioco e tanta confusione. Al netto degli esperimenti, il tempo per trovare una rotta precisa comincia a stringere.


