David de Gea ha parlato a La Repubblica di varie tematiche, relative sia alla sua esperienza fiorentina che ad altri aspetti generali legati al suo ormai quindicennale percorso nel calcio. Non manca un accenno alla bella vittoria sulla Juventus di undici giorni fa: “Avevo capito fin dal primo giorno l’importanza di questa gara. Stadio pieno, tre a zero, brividi. Adesso vogliamo spingerci più in alto possibile, centrare l’Europa. E provare a vincere la Conference. La città è splendida, la gente meravigliosa”.
La Fiorentina “Il club ha una storia unica, il Franchi mi emoziona, lo trovo bellissimo e molto caldo. Ho subito detto di sì. E poi, il campionato italiano mi ha sempre attirato. Adoro l’Italia. Lo stile di vita, la lingua, il clima, il cibo”.
La scelta “Dopo aver giocato per così tanti anni ad altissimi livelli volevo soltanto stare un po’ tranquillo. Forse è stato il periodo più bello della mia vita. Ho potuto vivere intensamente la famiglia, mia moglie Edurne, mia figlia Yanay, ho potuto vedere più spesso quegli amici che non riuscivo a frequentare così tanto negli ultimi quindici anni. Mi spostavo, da Madrid a Manchester, e continuavo ad allenare testa e fisico”.
Mentalità “Dopo una sconfitta non voglio parlare con nessuno. Silenzio e riflessione finché non torno a casa. Invece in passato ho visto compagni ai quali non fregava niente, ridere e scherzare senza pensare ai tifosi e ai loro sacrifici. È la mia mentalità e anche a Firenze lo ribadisco: vincere, vincere, solo vincere. Mi piace tutto del progetto Fiorentina. Dal Viola Park, dove ho anche vissuto i primi due mesi, fino al legame col presidente Commisso e con Raffaele Palladino. Hanno ambizione e prospettiva”.
Ambientamento “Mi godo la città, qui vivo alla grande e adoro rimanere in casa. Riposo, leggo e guardo gli anime che sono una grande passione, gioco a Rainbow Six alla Play, giro la città. So cosa sia la competizione interna. Ho avuto tanti portieri fortissimi come compagni di squadra e con tutti ho cercato un rapporto di amicizia. Mi spiace quando un mio compagno compie un errore ma anche se accade a un altro portiere di un’altra squadra. Conosco la solitudine dei numeri uno, il portiere è differente in tutto”.
Bove “È stata durissima. Edo è un ragazzo meraviglioso, ci siamo sentiti spesso quando era in ospedale. Ci ha tranquillizzati e adesso fortunatamente sta bene. Spero possa continuare a giocare a calcio, il suo grande amore, ma quel che conta è che stia bene”.
Futuro “Ho firmato per un anno e il club ha un’opzione per il rinnovo. Prima però conterà terminare al meglio la stagione:..”


