La sconfitta contro il Panathinaikos lascia più dubbi che certezze sulla Fiorentina. Nonostante la qualificazione resti possibile, la prestazione dei viola ha evidenziato una preoccupante involuzione. Il club greco, pur vincendo, non ha mostrato grande qualità, ma la squadra di mister Palladino ha offerto una prova insufficiente sotto ogni aspetto: tattico, tecnico e caratteriale.
Una difesa fragile e senza reazione
Il primo tempo, terminato sul 2-2, ha visto la Fiorentina rimediare a due errori iniziali, tra cui alcune incertezze di Terracciano. Tuttavia, nella ripresa la squadra è crollata, senza riuscire a prendere in mano il gioco e costruire occasioni. Il terzo gol incassato ha spento definitivamente la squadra, incapace di aumentare il ritmo o impensierire gli avversari. Se tra i pali ci fosse stato un portiere come De Gea, forse la sconfitta sarebbe stata evitata, ma le responsabilità non possono ricadere solo su Terracciano, che non giocava da dicembre e i cui errori erano stati almeno parzialmente compensati.
Un’identità ancora indefinita
Arrivati a questo punto della stagione, la Fiorentina non ha ancora una chiara identità di gioco. La squadra non pressa alto, ma neanche si chiude per ripartire in contropiede. Non cerca la verticalità immediata, ma nemmeno sfrutta il possesso per avanzare con ordine. Vive di episodi, ma più spesso ne esce penalizzata. Il paradosso è che la classifica in campionato e la situazione in Conference League restano ancora positive, ma senza miglioramenti, i risultati potrebbero presto risentirne.
Un problema più profondo dell’approccio
Ridurre tutto a un atteggiamento sbagliato sarebbe fuorviante: le lacune sono strutturali. Il 3-5-2 scelto da Palladino, con Beltran e Kean in attacco, non ha dato riferimenti chiari alla squadra. I viola si sono trovati ancora una volta a inseguire, subendo il vantaggio avversario per la quinta volta in nove gare europee. Una volta raggiunto il 2-2, la squadra è nuovamente scivolata in una posizione passiva.
Fagioli ha provato a prendersi responsabilità, ma ha bisogno di continuità per ritrovare la forma migliore. Kean si è sacrificato molto, ma è stato servito quasi esclusivamente con lanci lunghi, senza mai ricevere palloni puliti sulla trequarti. La difesa a tre, invece, ha sofferto terribilmente le avanzate degli esterni del Panathinaikos: Djuricic, nonostante l’età, ha fatto il bello e il cattivo tempo, mentre Teté ha aumentato il ritmo nella ripresa, mettendo in difficoltà i viola.
Neanche i cambi e il passaggio al 4-4-2 hanno sortito effetti, lasciando la Fiorentina senza risposte e con più dubbi che soluzioni.


