In un’intervista che concilia le esigenze di vita e calcio, Claudio Cesare Prandelli ha ripercorso il proprio passato, fino a riportare un episodio non noto alle cronache avvenuto di recente. Questi alcuni estratti del contributo rilasciato a La Stampa, compresa una domanda su come sia cambiata la sua esistenza dopo la morte, una quindicina di anni fa, di sua moglie Manuela: “Ć una domanda che non mi ĆØ mai stata fatta. SƬ, ĆØ tutto cambiato ma poi cerchi di avere equilibrio anche per la famiglia, ma cambia tutto. Prospettive, abitudini, tutto. Come sto ora? Diciamo che sto molto meglio. Poco tempo fa ho avuto una fortissima e improvvisa polmonite. Sono stati bravi i medici dellāospedale civico di Brescia. Li devo ringraziare. Sono stato fortunato, adesso sto finalmente bene”.
L’Heysel e le particolaritĆ di un gruppo non unito alla JuveĀ “Degli anni con la Juve ricordo un gruppo che non era unito se non quando scendeva in campo. Dopo la partita manco ci salutavamo… Ci sono tanti modi di fare gruppo. A Bergamo poi ho trovato un’altra famiglia straordinaria, i Bortolotti. Heysel? Ricordo che eravamo negli spogliatoi e vedevamo solo uno spicchio della curva inglese. Poi all’improvviso entrarono negli spogliatoi centinaia di tifosi, erano terrorizzati e urlavano: morti, morti, morti. Angosciante, non vedevano nemmeno i vari campioni. Ed ĆØ assolutamente falso che abbiamo festeggiato, ci hanno costretti ad andare sotto la curva con la coppa per tenere tranquilli i tifosi”.
Le altre tappe, soprattutto in panchinaĀ “A Bergamo era tutta tecnica e da lƬ si dovrebbe ricominciare. A Parma ho fatto due anni straordinari, però capitò il crack Parmalat: mi dispiace immensamente, con la famiglia Tanzi avevo un rapporto ottimo. Roma poi era un sogno ma ĆØ successo quello che si sa, Manuela ebbe una recidiva e non potevo lasciarla sola. Firenze invece mi ĆØ entrata nel cuore, e ci resterĆ sempre. Da allora vivo qui. Con i tifosi viola ĆØ nato un rapporto incredibile”.


