Fortini si racconta: “Galloppa e Nenciarini gli allenatori a cui sono più legato”

Nicolò Fortini, ragazzo di alto livello già a 18 anni per il campionato di B, ha parlato a Radio Fiorenze Viola della sua grande crescita. Il ragazzo, leva 2006, è di proprietà viola e sta facendo benissimo a Castellammare in prestito, tra le fila della Juve Stabia: “Ho pensato molto alla mia esplosione… non so dare una risposta. Sicuramente so quelle che sono le mie doti dunque mi aspettavo di poter far bene. Magari, ecco, forse non così bene (ride, ndr). Nelle prime gare non ho giocato poi ho esordito a Marassi contro la Samp, in un campo non banale anche se era a porte chiuse, e da lì con il mio primo assist ho iniziato a trovare fiducia e a giocare regolarmente”.

Il trasferimento “L’estate che ho vissuto è stata incredibile, perché era il mio primo ritiro tra i professionisti e mi ha permesso di crescere tanto. In Inghilterra in particolare mi sono divertito tantissimo, sarà per sempre un’esperienza che porterò con me. Sapevo che la Juve Stabia mi voleva, era qualcosa che andava avanti da tempo ma il mio obiettivo inizialmente era quello di giocarmi le mie carte a Firenze. Poi, parlando con il mio agente e i direttori, ho capito che non avrei avuto spazio in prima squadra in viola e dunque con gioia ho accettato la proposta della Juve Stabia: quella di venire a giocare qui è una scelta che rifarei un altro milione di volte”.

Il primo gol da pro “Domenica era la mia prima gara dopo un lungo problema alla caviglia ma non ero ancora al top… e infatti ero partito dalla panchina. Sono dovuto entrare dopo nemmeno 30′ perché si è fatto male il terzino Andreoni e dunque sono entrato un po’ a freddo. Mai avrei immaginato che quello sarebbe stato il giorno del mio primo gol. Una rete, direi, un po’ strana… Quando ho messo la palla nel sacco nessuno è venuto ad esultare da me. Ho avuto il terrore di essere in fuorigioco e lì per lì ho pensato: non ci credo, proprio a me. Poi alla fine i miei compagni sono corsi ad abbracciarmi e il Var ha confermato che il gol era regolare. E lì mi sono liberato. Sentire scandire il mio nome da tutto lo stadio è stata una soddisfazione incredibile”.

La piazza “È meravigliosa. Lo stadio è all’inglese, piccolo ma caldissimo. L’affetto della gente si percepisce ovunque, anche per strada. Me lo avevano detto che questa città era così ma forse non avevo ben realizzato: pensate cosa vuol dire, per un giocatore come me che fino a pochi mesi fa era in Primavera, essere fermato in centro dalle persone per una foto o un autografo. Fare un salto così alto è stato bellissimo”.

Il papàPer me è stata ed è tuttora la persona più importante per me. Nella vita come nello sport. Magari da piccolo volevo fare più le cose di testa mia e non volevo dargli ascolto ma poi, crescendo, ho capito che i miei genitori hanno fatto davvero tutto per me. Adesso ogni cosa che mi dice mio padre, la prendo come se me l’avesse detta Guardiola”.

Tennis e Sinner “A volte penso ancora oggi dove sarei arrivato se avessi coltivato la passione per il tennis a livello agonistico. Non si può sapere… ma quello che so è che oggi quando ho un po’ di tempo libero amo molto più gustarmi una gara di tennis che una partita di calcio. Tutti i giorni almeno un’ora guardo il tennis sul cellulare. Non è un caso che il mio idolo assoluto al momento sia Jannik Sinner: un grandissimo”.

La Coppa Italia vinta lo scorso anno “Sì, la definirei la ciliegina sulla torta. Vincere quel trofeo mi ha permesso di chiudere in bellezza un percorso iniziato nel 2014: di Firenze ho ancora bellissimi ricordi, mi porterò sempre nel cuore ogni singola gara giocata in maglia viola. Non finirò mai di ringraziare la Fiorentina”.

I mister “Ovviamente mister Galloppa, che per me è stata una figura importantissima. Forse è stato il miglior allenatore che abbia mai avuto, anche per il rapporto che avevo fuori dal campo. Ma mi sento di spendere il nome anche di Francesco Nenciarini, un allenatore che ho avuto dal secondo anno fino all’Under-12. Lo sento ancora tantissimo e mi ha aiutato un sacco quando ero piccolo”.

Modelli “Per il ruolo di terzino dico James del Chelsea, di cui guardo sempre molti video. Se invece parliamo di esterni alti ho una passione particolare per Leao del Milan”.

Le voci di un ritorno anticipato “Più che una possibilità concreta di tornare alla Fiorentina, ci sono state solo delle voci. Parlando con il mio procuratore mi è stato spiegato che c’era questa possibilità ma non c’è mai stato nel concreto una richiesta o un confronto da parte dei viola. Solo chiacchiere, dunque. In ogni caso, anche se ci fosse stata una cosa più concreta, io avrei preferito proseguire nel mio percorso a Castellammare. Voglio continuare a crescere ancora, poi con la Fiorentina, che ringrazio per la stima che ha avuto,vedremo a giugno cosa succederà”.

Comuzzo e gli altri ragazzi con Palladino “Pietro ha un solo anno più di me ma lo ritengo un grandissimo esempio per quella che è la mia professione. Non ho mai visto un lavoratore come lui e infatti ho sempre cercato, stando a contatto con lui, di cogliere tutti i suoi insegnamenti sulla mentalità e la voglia da mostrare in campo. Non mi ha stupito il livello che ha raggiunto. Spendo volentieri alcune parole per Caprini, che è uno dei miei migliori amici, e per Rubino: mi ha fatto davvero piacere vederli esordire in Serie A”.

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