Borja Valero non è solo un centrocampista che ha vestito la maglia della Fiorentina, ma un vero e proprio simbolo della storia recente gigliata per ragioni tecniche e, soprattutto, di attaccamento alla maglia. Lo spagnolo ha rilasciato un’intervista a Radio Serie A in cui ha raccontato tutta la sua carriera e qui sotto vi riportiamo qualche estratto, con attenzione particolare ai suoi trascorsi in maglia viola.
Com’è crescere nel vivaio del Real Madrid
“Non è stato semplice agli inizi. Prima ho giocato in due squadre piccole in cui mi sono formato come giocatore, ho avuto poi modo di affrontare il Real Madrid in campionato e in seguito mi sono unito a loro. È stato un sogno anche perché io nasco come tifoso del Real grazie a mio padre che mi portava allo stadio quando ero piccolo, entrare nel settore giovanile del club è stato incredibile. Il mio idolo era Fernando Redondo e non solo per il ruolo, aveva un’aura, come dicono adesso i giovani, incredibile: mancino, faceva reparto da solo, bello da vedere per il modo in cui stava in campo e anche esteticamente con quei capelli lunghi, non è andato a un mondiale perché si rifiutava di tagliarli. Aveva molta personalità. Avrei voluto essere simile a lui. Poi Guti, altro giocatore che mi faceva impazzire.
Ad un ragazzo che entra nel Real Madrid si chiede innanzitutto di mantenere un certo tipo di comportamento: la storia del club è talmente grande che non ci potevamo permettere di macchiarla. Ad esempio da piccolo dovevo portare sempre scarpe nere, capelli corti, niente orecchini e tutte queste cose. Anche se giovani rappresentavamo comunque il Real Madrid. Era vietato buttare la maglia per terra, una grande mancanza di rispetto e parte di un insieme di valori con cui sono cresciuto. Sarò per sempre grato a Capello di avermi fatto esordire in prima squadra“.
Borja Valero racconta l’impatto con Firenze e la grande Fiorentina dei primi anni ’10
“Con Firenze c’è subito un impatto grande, specialmente dal punto di vista culturale. Non immaginavo che questa città vivesse il calcio con così tanta passione, e poi quando sono arrivato la squadra veniva da anni brutti. Fortunatamente abbiamo trovato subito la quadra. Non era semplice nemmeno per Montella perché non aveva molta esperienza, ma se giochi a certi livelli riesci comunque a barcamenarti: ci ha lasciato molta libertà, la Fiorentina con lui giocava benissimo e siamo cresciuti assieme. Lui ha migliorato noi e noi lui.
Jovetić era un giocatore diverso, uno di quelli che faceva la differenza e mi sono divertito moltissimo con lui, avevamo anche un bel rapporto fuori dal campo e questo aiutava la nostra intesa. Negli anni la rosa della Fiorentina era di alto livello e credo che avremmo meritato di ottenere qualcosa in più, avevamo dei grandissimi giocatori e qualcuno ha anche avuto la fortuna di vincere diversi trofei. Peccato per quella finale di Coppa Italia persa contro il Napoli, avremmo reso felice questa città con una gioia che si meritava dopo tanti anni, avevamo la possibilità di vincerla.
Al tifoso della Fiorentina scenderà la lacrimuccia a rileggere certi nomi – ribadisce Borja Valero –, penso a Salah che è un giocatore di altro livello ma che è riuscito ad emergere grazie a noi. Ha giocato con noi solo per 6 mesi, ma è stato incredibile“.
Il rapporto con i Della Valle e l’arrivo di Paulo Sousa
“Firenze è una piazza difficile e particolare, nel bene e nel male. Va capita. Per i Della Valle non era semplice ma hanno provato a fare il massimo che hanno potuto per poter vincere qualcosa. Ci siamo andati vicini ma non ci siamo riusciti.
Sousa ci fa cambiare il modo di giocare, ma ha avuto un impatto stupendo. Fin dalla prima giornata ci siamo imposti e avevamo dei giocatori capaci di esprimersi al meglio, nei primi 7/8 mesi giocavamo benissimo e portavamo a casa i risultati: per me non bisogna solo vincere ma farlo anche con un certo stile. Peccato che il mercato invernale non ci abbia dato una mano a restare in vetta perché potevamo quantomeno provarci“.
Davide Astori, il ricordo indelebile dell’uomo e del capitano
“Parlare di Davide è difficile. Abbiamo vissuto 2 anni insieme e ci siamo divertiti. Alle volte non andavamo d’accordo ma era una persona con cui era bello stare accanto, uno con cui andare in guerra. Quando è morto io ero già all’Inter e stavo preparando il derby contro il Milan, ci è cascato il mondo addosso alla notizia. Il suo ricordo resterà eterno a Firenze, che in quei giorni ha dimostrato tutta la sua grandezza. Ogni tanto parlo con la sua famiglia e mi tengo in contatto per le varie iniziative, il mio portachiavi recita “Davide Astori 13”, un modo per tenere vicina una persona che sarebbe dovuta essere qui con noi. Ha una figlia meravigliosa e spero che cresca con i valori che le ha insegnato il babbo“.
Il passaggio all’Inter
“Non è stato facile. Pensavo di finire la carriera a Firenze, era la mia idea, ma per problemi con la dirigenza sportiva dell’epoca ho dovuto lasciare. Mi hanno detto che sarebbe stato meglio per la Fiorentina. Mister Spalletti e l’Inter mi hanno dato l’opportunità di giocare in un club importantissimo qui in Italia ed è cambiato tutto, l’impatto è stato incredibile. Non ero giovanissimo ma mi hanno accolto molto bene, avevano fiducia in quello che potevo dare e io ho dato tutto me stesso. Abbiamo contribuito alla rinascita dell’Inter“.
L’ultima stagione difficile con la Fiorentina
“Sono tornato che ero un giocatore diverso, ma pensavo che le cose potessero andare bene. Gli infortuni mi hanno tenuto molto fuori e non abbiamo vissuto una bella annata, fortunatamente il gruppo era forte e siamo riusciti a mantenere la categoria, altrimenti non so cosa sarebbe successo. Non potevo finire una mia carriera con una retrocessione e specialmente con la Fiorentina, è un club che mi ha dato tutto e io ho cercato di ricambiare, più negli spogliatoi che, purtroppo, in campo”.
Borja Valero e Firenze, un atto d’amore
“Con la città è stato amore a prima vista, non pensavo che fosse così. La bellezza della città, il carattere dei suoi cittadini e il loro amore per la squadra hanno contribuito. Le mie due figlie sono cresciute qui e chiunque nasca a Firenze si vanta, giustamente, di essere fiorentino, io ho scelto di esserlo e questo mi rende orgoglioso. Vivo nel posto in cui voglio essere con le persone con cui voglio stare, credo che sia la libertà più grande che ci possa essere“.


