Gosens: “Farò lo psicologo. I problemi mentali sono un tabù”

Le belle e toccanti parole del laterale tedesco

Robin Gosens, giocatore della Fiorentina

I problemi legati alla salute mentale sono ancora un tabù, specie in un ambiente particolare e ricco di pressioni come quello calcistico. Lo sa bene l’esterno della Fiorentina Robin Gosens, dottore in psicologia, che in un’intervista rilasciata a Cronache di Spogliatoio ha affrontato queste dinamiche con grande sensibilità e coraggio.

 

Alternare il lavoro e lo studio

Fare quello che ho fatto mi dava energia, era uno stimolo in più. Fare l’università nel pieno della mia carriera, ad esempio, mi ha aiutato a staccare la testa dal campo, perché quando pensi solo al calcio e solo agli errori che fai puoi avere delle difficoltà. L’università mi ha liberato la mente e mi ha permesso di confrontarmi con me stesso, e questo mi ha dato tanti impulsi positivi. Non ho mai pensato dai farlo nel post carriera perché in quel momento mi sentivo di farlo.

Ho sempre cercato e sto ancora cercando di diventare la versione completa di me stesso. Scrivere un libro, fare l’università sono cose che voglio fare se possono aiutarmi in questo mio progetto personale. È vero che abbiamo tante pressioni, siamo sui giornali, i social, i meme, ma io non fo quello che faccio per scappare da tutto questo ma solo per crescere come persona. Se praticassi solo il calcio sarei in difficoltà alla fine della mia carriera e avrei paura nel non trovare un’altra occupazione, per questo mi sto informando e interessando anche ad altro, in cose che potrebbero rivelarsi un valore aggiunto“.

La scelta di fare lo psicologo dopo il calcio

Vista la mia laurea sono sicuro che andrò a lavorare come psicologo. Voglio aiutare i giovani e in generale le persone che soffrono la pressione e varie malattie. La combinazione tra l’università e l’essere un giocatore che ha vissuto tante esperienze può essere positivo: se uno mi dovesse raccontare della pressione che avverte io lo capirei, perché l’ho vissuto anche io“.

Capire chi sta male dentro uno spogliatoio

C’è da dire che io per molto tempo non sono stato in grado di capire se una persona soffrisse o meno, ora ho molta più esperienza visti gli anni all’università. Sicuramente ce ne sono stati. In Germania lo scorso anno ho cercato di parlare anche con la stampa di questa cosa, ma i problemi mentali sono ancora un tabù e nessuno ha voglia di parlarne, si percepiscono come debolezza. Di conseguenza, i calciatori e le persone in generale preferiscono non parlarne, ma facendo così non aiuti né te stesso né gli altri, perché non possono aiutarti. Noi abbiamo la responsabilità di dire “sono con te” a chi soffre, aprirsi è importante perché altrimenti gli altri, la stampa, i tifosi non capiscono“.

Gosens parla delle responsabilità dei tifosi

Anche il tifoso vuole che il calciatore renda al massimo. L’argomentazione di base che si fa dall’esterno è che i calciatori stiano bene perché hanno tanti soldi, ma quel che non capiscono è che la salute non si può comprare, è fondamentale. Anche un giocatore che guadagna tanti soldi può avere problemi di salute, mentali e familiari che non si risolvono con una medicina. Non funziona così! Sono d’accordo che noi calciatori siamo dei privilegiati dal punto di vista economico, ma bisogna imparare che c’è altro. Noi siamo sempre sotto lo sguardo di tutti e non possiamo sbagliare niente, ma se non sbagliamo non possiamo crescere: viviamo in un mondo dove gli errori non sono accettati e in cui la pressione cresce di più. I giovani si trovano in difficoltà perché non conoscono il mondo e devono comportarsi alla perfezione, e invece devono avere la possibilità di sbagliare.

A volte ci si dimentica che non siamo solo calciatori. Non sempre ci alziamo con il piede giusto, dunque ci sono giorni in cui non stiamo bene ma siamo “obbligati”. Questo in parte va bene perché i tifosi amano la squadra e noi dobbiamo farli felici, fa parte del business, e sono d’accordo anche sul fatto che siamo privilegiati. Quel che non mi sta bene è che non si capisca che anche noi possiamo stare male umanamente parlando. Siamo calciatori ma siamo anche umani“.

Qualche analogia con Kroos

È difficile paragonarsi a Kroos, è una leggenda della Germania e di questo sport. Anche lui ha sempre detto di non essere solo un giocatore ma di avere anche responsabilità verso gli altri, e anche io la credo così. Per la gente posso essere un esempio e questa è una responsabilità, sto cercando di farlo in maniera giusta“.

La mancata convocazione agli Europei

Mi ha distrutto, assolutamente. La gente mi diceva che era normale perché l’Union Berlino era reduce da una brutta stagione, ma io sono uno che sogna, sogno tutti i giorni, e partecipare all’Europeo con la maglia della mia nazionale era il sogno più grande. Quando Nagelsmann mi ha chiamato per dirmi che non sarei andato mi è caduto il mondo addosso – rivela Gosens. A livello personale avevo fatto una bella stagione, perché no mi sono chiesto. Dunque, ho dovuto parlare tanto con il mio psicologo. Non mi vergogno di dire che ho pianto tantissimo dopo quella telefonata. Se viene meno un sogno dopo un anno di duro lavoro è normale rimanerci male.

Vado da tanti anni dallo psicologo perché lei mi ha permesso di avere lo spazio per trattare certi argomenti. Anche se provi a parlare di queste cose con la tua famiglia o con i tuoi parenti non è la stessa cosa, non sono obiettivi, io avevo invece bisogno di una persona che mi ascoltasse anche per un’ora per poi sentirmi meglio e per liberare la mente. Abbiamo lavorato molto sulla negatività che avevo dento di me. Io sono uno che chiede sempre il massimo da me stesso e tornavo arrabbiato a casa se pensavo di non esserci riuscito, lei mi ha permesso di  trasformare queste sensazioni in energie negative: forse non era la giornata che volevo, ma domani posso fare meglio“.

Godersi il momento

All’Atalanta, all’Inter e agli Europei del 2021 ho raggiunto obiettivi importanti, ma anche in quel caso ho dovuto lavorare con me stesso perché volevo sempre di più. Da una parte è bello perché significa che vuoi sempre migliorarti ed è una cosa positiva, ma dall’altra devi goderti i momenti: se raggiungi un obiettivo per cui sudi da tanto tempo è giusto fermarsi un attimo, altrimenti si vengono a creare delle difficoltà“.

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