Dodô: “Mi piace giocare più vicino alla porta, Palladino è un top”

Il terzino brasiliano suona la carica in vista della prossima stagione

Dodô, difensore della Fiorentina

L’edizione odierna de La Repubblica apre con una lunga intervista a Dodô, che si racconta tra vicende di campo e non. Il terzino della Fiorentina ha raccontato infatti del suo rientro in campo dopo il brutto infortunio della scorsa stagione e delle novità tattiche dovute all’arrivo del nuovo mister Palladino, ma anche della drammatica situazione vissuta in Ucraina allo scoppio della guerra. Queste le parole del brasiliano.

 

Dodô parla della sua collocazione in campo

Inizialmente giocavo come attaccante, ho fatto qualche provino al San Paolo e al Corinthians ma non sono stato preso. Poi, quando sono arrivato al Coritiba, il mister mi ha chiesto di spostarmi come terzino destro e da quel momento ho sempre ricoperto quel ruolo fino ad oggi, mi è cambiata la vita. Ora con mister Palladino gioco un po’ più in avanti essendo largo a destra e devo dire che mi piace giocare più vicino alla porta. Apprezzo molto il modo in cui gioca il mister, è un top“.

L’infortunio e il legame con la sua terra

Perdere non mi piace, divento serio per due giorni di fila quando sono uno che ha sempre il sorriso in faccia, ma il momento dell’infortunio patito contro l’Udinese è stato davvero duro. Sono il primo giocatore al mondo ad essere rientrato dopo appena 4 mesi da una lesione al crociato, ho lavorato tantissimo affinché accadesse. Due giorni prima di farmi male mi aveva chiamato il CT del Brasile per dirmi che mi avrebbe convocato durante la pausa per le nazionali, un sogno a cui non ho mai smesso di credere: ho giocato in tutte le rappresentative giovanili della Seleção e voglio esordire in prima squadra, non smetto di pensare al mondiale. Ho un legame molto forte con la mia terra e con la mia città, ho avuto un’infanzia difficile segnata dalla povertà e ora che ne ho la possibilità cerco di fare il massimo per aiutare chi vive nella zona portando cibo per tutti. Ho anche creato una squadra di calcio amatoriale che tra pochi giorni giocherà una finale: ovviamente saranno tutti vestiti di viola!“.

La guerra in Ucraina vissuta in prima persona

Sono stati dei giorni davvero terribili. Con lo Shakhtar giocavamo a Kiev, e quando sono iniziati i bombardamenti abbiamo dovuto nasconderci in un bunker insieme a tutti gli altri giocatori. Mister De Zerbi ci ha aiutati e tutelati, ha detto che non se ne sarebbe mai andato se prima non fossero stati messi in salvo tutti i giocatori. Dopo una settimana un giornalista ucraino ci ha detto di prendere il treno, di lasciare la capitale il prima possibile. Abbiamo messo in valigia quel che avevamo, siamo saliti in macchina e fuggiti verso la stazione soltanto coi bagagli e un documento. Abbiamo fatto sedici ore di treno fino a Budapest. Ho portato a Firenze due persone che lavoravano per me a Kiev, hanno sempre un mese di vacanza per poter tornare a casa dai loro parenti, anche se la signora mi ha detto che sua sorella è morta perché colpita da un ordigno mentre era in casa con i bambini“.

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