La Fiorentina è reduce dalle prime due partite del nuovo anno solare. In entrambe le gare la squadra non è stata brillante ed ha ottenuto una sconfitta ed un pareggio , senza riuscire a gonfiare la rete. C’è, però, una nuova soluzione tattica introdotta da Italiano che ha convinto nel match di Coppa Italia: la difesa a tre.
Se nella partita inaugurale del nuovo anno, con la Fiorentina che è caduta a Sassuolo, la banda di Italiano non ha offerto una buona prestazione collettiva, contro il Bologna in Coppa Italia ha ritrovato quantomeno compattezza difensiva. Contro il Sassuolo, Italiano ha optato per il suo amato 4-2-3-1, nonostante le assenze pesanti di giocatori chiave per il modulo quali Nico Gonzalez, Kouamè e Sottil. Per mantenere immacolato il suo credo tattico, ha dovuto schierare forzatamente due esterni – gli unici a disposizione – che finora hanno faticato enormemente: Brekalo e Ikonè sono stati, per l’ennesima volta, non all’altezza e hanno giocato una partita mediocre. Contro il Bologna, Italiano ha capito che avrebbe dovuto modificare qualcosa, anche se questo avrebbe potuto significare abbandonare i suoi dogmi. Analizzando la scarsa condizione degli esterni offensivi, ha virato su una difesa a tre, composta dalle colonne Quarta-Milenkovic-Ranieri. Scelta coraggiosa, considerando l’abilità del tridente offensivo di Thiago Motta, ma i difensori viola si sono comportati egregiamente. Con l’introduzione del solido triumvirato difensivo, Biraghi e Kayode sono diventati automaticamente esterni a tutto campo. Tra i due, il capitano ha dovuto applicare religiosamente entrambi le fasi di gioco, alzandosi in fase offensiva e diventando il quarto a sinistra in difesa, mentre Kayode è rimasto sempre un po’ più alto rispetto al collega ed ha fornito spesso una soluzione in transizione offensiva.
ATTACCANTI – Nonostante la proposta tattica innovativa, che si è mostrata acerba in alcune scalature difensive, rimane invariato il tema degli attaccanti: Beltràn, Ikonè e Nzola non sono riusciti a segnare, ma neanche a calciare in porta ad essere onesti. Dunque, ciò che traspare è che, indipendentemente dal modulo utilizzato, dalle scelte in costruzione, dall’ampiezza o meno sugli esterni, il problema degli attaccanti in fase realizzativa rimane costante. C’è bisogno che la società faccia una riflessione e intervenga sul mercato, perchè una squadra che produce tanta mole di gioco e arriva spesso sulla trequarti, ha bisogno di un centravanti prolifico che finalizzi l’azione. Staremo a vedere come opererà la dirigenza nei prossimi giorni.


