Antognoni, l’intervista: prima parte

La storica bandiera viola ha parlato di Fiorentina, del calcio di oggi e della nuova Nazionale

Giancarlo Antognoni, leggenda della Fiorentina

Il giornalista Giancarlo Dotto ha avuto l’onore di intervistare la storica bandiera della Fiorentina Giancarlo Antognoni. I due si sono incontrati in una pasticceria a due passi dal centro sportivo degli Azzurri a Coverciano. L’articolo dedicato all’intervista ad Antognoni è stato pubblicato su La Gazzetta dello Sport. Ecco alcune delle risposte che il “Capitano” – così i fiorentini lo chiamano quando lo incontrano per strada, alla stregua di come fanno i romani con Totti – ha dato al giornalista.

LA NUOVA ITALIA – “Spalletti? Ci voleva proprio all’Italia. Una vera boccata d’ossigeno. Si è già visto un po’ di Spalletti in questa Nazionale: quel Dimarco interno di centrocampo è roba sua. Sicuramente è da migliorare la concretezza sotto porta: Raspadori piace al tecnico, a me piace molto Retegui per come lega il gioco, mentre Scamacca è più un uomo d’area.”

SPALLETTI – “Sono amico di Luciano. E’ un uomo naturale, dice quello che pensa. Come allenatore ognuno ha le sue idee. Penso che se vinci lo scudetto col Napoli, dopo aver vinto in Russia e lasciato il segno ovunque, significa che sei un grande allenatore. Il suo è un calcio moderno che si ispira a quello di Sacchi. Come Arrigo, la prima fase difensiva viene dall’attacco dell’area avversaria. A me nessun allenatore ha mai chiesto di farlo, mi dicevano di fare quello che volevo quindi volevo ripagarli al massimo.”

IL CALCIO DI OGGI – “Il calcio di oggi è fatto di troppa tattica. Penso però che mi ci ritroverei, ero un 10 moderno che svariava in campo. Quando giocavo io, mi marcavano a uomo: i mastini più spietati che ho incontrato sono stati Oriali, Testoni e Faccenda.”

STILE DI GIOCO – “Ero un giocatore elegante: quando calciavo, che fosse un lancio, un passaggio o un tiro, andavo sempre col collo piede. Giocavo un po’ come Beckham.”

IL CALCIO “DEI SOLDI” –Milinkovic Savic in Arabia a 26 anni? Poco da dire, il denaro sta vincendo su tutto. Nel ’77 la Juve e nell’80 la Roma hanno provato a prendermi,. L’allenatore della Roma Liedholm mi voleva a tutti i costi. All’epoca c’era ancora il vincolo e non andai, ma la Roma mi offrì anche un attico in Piazza di Spagna: mia moglie, che è romana, provò a convincermi a trasferirmi.”

 

 

 

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